Un giorno ad Iwama
Giuseppe Lenti 1992
Chiunque avesse la fortuna di trascorrere un periodo di tempo ad Iwama ospite di Saito Sensei, si sentirebbe sicuramente spinto da uno slancio di altruismo a prendere carta e penna, anche non fosse un letterato, e tentare di descrivere con delle parole le emozioni provate con l’intento di renderne partecipi anche gli altri.
Appena giunti a Iwama, si ha subito l’impressione che il tempo si sia fermato all’epoca di O Sensei, ed e’ un piacere riconoscere luoghi visti tante volte nei filmati: l’Aiki Jinjia circondato dal boschetto, il laghetto dei cigni, il Dojo, la casa di O Sensei, il prato di azalee, l’Atago Jinjia.
Tutto e’ rimasto intatto un un felice connubio con la natura, e soprattutto immutato e’ lo spirito con il quale Saito Sensei conduce la vita nel Dojo, una continuazione fedele nel tempo degli insegnamenti di O Sensei sia nell’allenamento sia nelle regole e negli impegni quotidiani.
Gli Uchi Deshi (allievi diretti) dormono nel Dojo e, indipendentemente dal loro grado di preparazione e dalla loro provenienza, attendono a tutti i lavori distribuiti durante la giornata.
La mattina sveglia alle cinque, si ripongono i Futon (letti giapponesi) e poi con cura si pulisce il Dojo, si spolverano i Tatami in paglia di riso (gli stessi dell’epoca del Fondatore), si accudisce il Kamiza (altare Shinto con offerte votive).
Poi si prendono le ramazze, si raccolgono le foglie e si rastrella la ghiaia del piazzale antistante il Dojo dove in seguito, alle ore 6,30, si terra’ l’allenamento di Buki-waza.
Il Keiko puo’ anche essere tenuto nel piazzale dell’Aiki Jinjia; in caso di pioggia ci si sposta all’interno del Dojo e si pratica Tai Jutsu.
Dopo il Keiko, che dura un’ora e al quale normalmente partecipano altri Soto Deshi (allievi che vivono al di fuori del Dojo), si fa colazione.
Chi e’ di Toban (corvee) va immediatamente nello Yamabiko (cucina-mensa) e prepara tutto l’occorrente, in seguito rimarra’ per riordinare la cucina.
Alle 9,00, dopo la colazione, si ricomincia a lavorare: con dei rastrelli di bambu’ si pulisce il piazzale del tempio dell’Aiki, oppure, una volta la settimana circa, il boschetto attorno al medesimo avendo cura di non rovinare il soffice tappeto di muschio che lo ricopre quasi per intero, poi fino all’ora di pranzo ci si dedica ai piccoli lavori di manutenzione e di pulizia, a giorni alterni si bruciano le immondizie e le erbacce, si puliscono i bagni ecc…
Il pranzo e’ il momento di vita in comune, oltre ad organizzare i prossimi lavori ci si rilassa un po’, si familiarizza con gli altri.
Il pomeriggio e’ occupato da piccoli impegni, tra le altre cose ci si occupa di arieggiare e curare la casa di O Sensei dove tutto e’ rimasto come allora, si accudisce anche il giardino circostante rimanendo a disposizione di Saito Sensei per eventuali piccoli lavori od altro.
Alle 17,30 inizia il Kodomo no Keiko, l’allenamento dei bambini, al quale partecipano anche gli Uchi Deshi.
Sono ammirevoli la pazienza, l’amore e la capacita’ di Saito Sensei, nel catalizzare l’attenzione, interrompendo il Keiko al momento opportuno con un gioco, qualora ci fosse un calo di questa.
Alle 19,00, mentre i bambini puliscono i tatami prima di andar via, il Dojo si riempie e inizia l’allenamento, e si comprende immediatamente il significato della scritta posta all’inizio del vialetto che porta al Dojo: Shuren Dojo (Dojo infernale).
La concentrazione, la disciplina, il ritmo sostenuto, il Kimogi mettono a dura prova il fisico e lo spirito a riprova che l’Aikido e’ la realizzazione del Ki-Shin-Tai, l’unione tra il Ki, la mente e il corpo, per raggiungere la quale bisogna passare attraverso un severo allenamento, infernale appunto!
Alle 20,00 finisce il Keiko, chi e’ di Toban corre subito a preparare la cena, per gli altri giusto il tempo di fare una doccia prima di raggiungerli.
Dopo la cena un momento di relax nello Shokudo (la vecchia cucina-mensa accanto al Dojo), infine si preparano i Futon per la notte e si va a letto, esausti ma allo stesso tempo felicemente consapevoli di vivere un’esperienza unica, emozionante, coinvolgente e sicuramente indimenticabile.
Peppe
Iwama, aprile 1992




