Visita del Maestro Alessandro Tittarelli in Cina
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Visita del Maestro Alessandro Tittarelli in Cina

Robert Vlcek

di Robert Vlcek - Luglio 2004

 

Un'esperienza di Aikido

Alessandro Tittarelli Sensei è arrivato a Pechino il 27 giugno del 2004 per una settimana di Aikido. Era la prima volta che un rappresentante dello stile d’Iwama veniva a Pechino, e il Maestro Simon Shi, assieme ai suoi allievi, è stato veramente felice di aver stabilito un programma d’allenamento cosi intensivo e fisicamente esigente. Il M° Tittarelli durante la sua breve visita non ha perso nemmeno un momento (dentro e fuori del Tatami) cercando di mostrarci la bellezza e l'efficacia della scuola d’Iwama, e il Maestro Shi ed i suoi allievi, che praticano uno stile differente di Aikido, lo hanno apprezzato molto, incluso l'autore di quest’articolo, come le “papere fanno con l'acqua” ( modo di direInglese ). Verso la fine della sua visita, si e' sviluppata una fortissima amicizia tra i due Maestri e una fortissima ammirazione verso la maestria nell'Aikido di Tittarelli Sensei, in particolar modo la sua dedizione nel trasmettere tutto quello che poteva alla comunità di Aikido a Pechino.

Un sentito ringraziamento per aver invitato in Cina il M° Tittarelli va sicuramente a Tommaso Fittipaldi che ha fatto la parte da leone nella preparazione organizzativa e finanziaria dell'intera visita (del Maestro) ed al quale noi tutti, qui a Pechino, siamo riconoscenti.

Alessandro Sensei è arrivato al Capital Airport di Pechino nel pomeriggio dopo un viaggio di ben 10 ore dall'Italia. Questo tuttavia non ha minimamente smorzato il suo spirito. Dall'aeroporto, Alessandro Sensei assieme a Tommaso e me, siamo andati nel mio appartamento dove Alessandro avrebbe pernottato durante la sua visita e, dopo una breve chiacchierata, abbiamo iniziato subito la pratica. "Mostrami Tai no Henko" ha chiesto Alessandro a Tom ed a me. "Morote dori kokyu-ho" è stata la seconda e giusto da lì le tecniche sono proseguite. Alle 18,30 dello stesso pomeriggio eravamo gia pronti sul tatami dell’ Hotel 21st Century, uno dei luoghi di convegno che era stato stabilito, e dove il Maestro Shi aveva offerto di organizzare la sessione di pratica del M° Tittarelli di quel giorno e dei giorni successivi .

Così, dopo parecchie ore insonni e dopo solo un paio di caffè e qualche biscotto italiano, Alessandro Sensei ha iniziato la prima sessione d’allenamento con lo spirito di un vero Maestro e con un sorriso. Il tema nella maggior parte della pratica è stato soprattutto l'introduzione di parecchie tecniche, che molti di noi, aikidoka del posto, non avevamo mai visto prima, facendo nel contempo molta attenzione alla distanza, all'equilibrio ed ai punti chiave delle tecniche stesse. Tutto questo è stato dimostrato nel tai jutsu e nel buki waza ed è stato immediatamente ovvio che il Maestro Tittarelli non era venuto qua per farsi una vacanza e coloro che lui ha preso come Uke lo hanno sentito all'istante.

Il Maestro Tittarelli ha condotto sei sessioni d’allenamento e ci ha mostrato cosi tanto Aikido che è stato veramente difficile per ognuno ricordarsi tutto. Una cosa è stata tuttavia estremamente chiara - la potenza dell'Aikido d’Iwama. Molti studenti erano impressionati dalla grandezza del Maestro e percepivano la potenza che veniva da lui. Il Maestro tuttavia disapprovava questo enfatizzando invece la precisione tecnica, il mantenimento del proprio equilibrio e del proprio centro, ed il fattore del “Te gatana”, mantenendo le mani di ciascuno in connessione con il proprio centro ed estendendo l'energia di ciascuno dalle proprie mani. E poi lui avrebbe chiamato un Uke.

Forse il più grande shock di quanto potente può essere l'Aikido usando questi principi, è venuto fuori durante la prima lezione di Giovedì. Dopo aver iniziato con Tai no Henko, abbiamo fatto Morote dori Kokyu ho e dopo qualche altra tecnica nelle forme di base. Io sono stato preso come uke per iniziare e cosi non riesco a ricordarmi cosa è accaduto nel dojo durante i momenti in cui il Maestro ha mostrato la tecnica visto che ero totalmente concentrato sul Maestro e visto che dopo sarei volato via, tuttavia dopo che egli ha finito (di spiegare) ed ha chiesto alla classe di iniziare la pratica, ho notato una strana sensazione di silenzio. Avevo sentito dei suoni durante la dimostrazione delle tecniche ma dopo, quando ho guardato gli studenti, ho notato che alcuni avevano uno sguardo elettrizzato mentre altri non riuscivano a chiudere la loro bocca. Questa atmosfera d qualcosa di molto simile allo shock ha continuato durante tutto il pomeriggio per poi cambiare in una sensazione di gioia e di sincera dedizione quando gli studenti hanno provato da soli a praticare le tecniche. Questa sensazione è rimasta per tutto il tempo della visita di Alessandro Sensei.

Come ho descritto poco sopra, Alessandro Sensei, che gli aikidoka cinesi hanno cominciato a chiamare Sensei, ha svolto sei sessioni d’allenamento, di cui una si è tenuta fuori Pechino, presso Tianjin, un'altra città di circa 10 milioni d’abitanti, circa 130 km ad est della capitale cinese, dove il Maestro Shi aveva aperto un altro suo dojo circa 2 mesi prima. La lezione si svolgeva abitualmente la domenica pomeriggio e quando siamo arrivati là, abbiamo scoperto che probabilmente una sostanziale percentuale della città stava aspettando nel dojo il nostro arrivo. C’erano circa trenta giovani studenti, forse anche di più, e fuori del Tatami i loro genitori con le macchine fotografiche. Questo evidenziava due possibili fatti: Primo, che il Maestro Shi aveva fatto molto per enfatizzare l'importanza della visita del Maestro Tittarelli in Cina e secondo, che il popolo cinese ama le arti marziali e nonostante la loro lunga e forte tradizione, sono molto aperti verso altre arti marziali specialmente se insegnate da veri Maestri d'arte.

Tuttavia, le lezioni di Aikido non si sono mai concluse nel dojo. Il Maestro Simon Shin, ha preparato un piano dettagliato d’ospitalità ed ha organizzato molte cene per presentare un po' dei vari modi di mangiare e della cultura dell'ospitalità di Pechino. Perciò molti di noi hanno avuto l'opportunità di poter apprezzare vari tipi di cucina per cui la Cina e' cosi famosa. E mai queste squisitezze hanno impedito a tutti quelli attorno al tavolo, di fare, al Maestro Alessandro, domande di Aikido sulle varie tecniche, sui principi, sui pensieri ed egli non si è mai tirato indietro. E’ stato cosi affascinante osservarlo mentre mostrava Irimi Nage, ShihoNage, Kote gaeshi e miriade d’altre tecniche in uno spazio confinato come quella stanza quattro metri per quattro, piena di sedie, cibo e persone. Bisogna dire che le tecniche sono state fatte a pieno regime, cosi per dire, ma nonostante ogni volta sembrasse che l'uke stesse per finire in mezzo alle pietanze calde, fritti, spaghettini, e altre delicatezze poste sopra al tavolo, oppure potesse (l'uke) cadere sotto le sedie o volare fuori della porta sul corridoio, questo non è mai accaduto. Comunque lo staff (del locale) ci ha guardato in maniera sospetta durante tutto il tempo. La cosa tuttavia ancor più affascinante è stata che nonostante il fatto che gli uke fossero rossi per il dolore o forse per il piccante delle pietanze, con le loro mani aggrovigliate in un nodo in qualche punto sopra, sotto o dietro i loro corpi, chiedevano sempre di più!!! "Potreste mostrarmi ancora quello per favore, Alessandro Sensei ?” E lui glielo mostrava. Molte altre facce rosse, molti corpi immobilizzati, molto dolore. E ancora e ancora. E gli altri attorno al tavolo si sono uniti alla pratica afferrandosi a vicenda, cercando di imitare quello che il Maestro aveva appena fatto. A tempo, ogni persona attorno al tavolo che eseguiva la tecnica aveva uno sguardo di gioia mentre le altre che la ricevevano avevano un segno di dolore. Amavano tutte le tecniche e volevano imparare e ricordarsi di tutte quante e se avessero avuto più tempo avrebbero di certo voluto impararne ancora.

Alla fine Alessandro Sensei ha lasciato la Cina venerdì mattina dopo aver allungato il suo viaggio di un altro giorno per la felicità di tutti noi. Ci ha mostrato il mondo immensamente vasto dell'Aikido e ci ha lasciato con una sensazione fortissima di voler continuare a studiare e migliorarci. Sembra inoltre che abbia lasciato dentro di noi, uno spazio vuoto da colmare e lo vorremmo di nuovo qua a Pechino il più presto possibile. Il Maestro Simon Shi e i suoi studenti vorrebbero accordarsi per quello. Speriamo che sia stata stabilita una lunga e duratura tradizione d’amicizia. La popolarità dell’Aikido a Pechino e nella Cina sta crescendo rapidamente e i numerosi praticanti d'Aikido apprezzerebbero e beneficerebbero molto di questa connessione.

Auguriamo ogni bene al Maestro Alessandro Tittarelli e stiamo già aspettando per la sua prossima visita.

Robert Vlcek


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