Michele Marolla e Motokage Kawamukai
Michele Marolla e Motokage Kawamukai

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A cena con il M° Motokage Kawamukai

Michele Marolla

11 Aprile 2005

 

Il Maestro Kawamukai è stato a Trieste durante questo week-end ed ha tenuto uno stage divertente ed interessante al quale hanno partecipato rappresentanti di tutti i Dojo della città!

Il sabato, dopo il keiko, ci si è ritrovati al ristorante ed è stato un momento incredibilmente favorevole per conoscere un po’ più a fondo il Maestro e la sua storia, che è poi la storia dell’Aikido in Italia e non solo.

La cronaca di quella splendida serata.

Arrivo tra i primi e mi siedo accanto al Maestro…
“Maestro – giustifico – mi siedo qui perché ho tante cose da chiederle…”
“Pensa che sarò in grado di rispondere?” – mi dice sorridendo.
“Lei è la storia dell’Aikido, qui in Italia…”
Ride. “Così vecchio sono?”
“Non era una battuta, ma un complimento!” – dico, cercando di rimediare alla piccola gaffe.

Rotto il ghiaccio comincio a chiedergli quando e dove ha cominciato il suo cammino nell’Aikido. Effettivamente molto si sa di tanti maestri giapponesi e non, che sono passati per l’Italia, ma del Maestro Kawamukai si sa molto poco, anche perché è un personaggio al quale non piace la pubblicità, un po’ schivo tendenzialmente, ma il buon vino bianco (Sauvignon) della nostra zona aiuta la conversazione.

Scopro che ha iniziato la pratica ad Osaka, nel 1955, con il Maestro Hirokazu Kobayashi, ha poi frequentato l’Honbu Dojo di Tokyo e ricorda che era l’allievo più giovane. L’ultimo di una riga che comprendeva nomi del calibro di Tamura, Tada, Yamada, Chiba… Mi fa ridere quando dice che spesso, prima di salire sul tatami, guardava chi c’era e scappava via se era presente Chiba (del quale era la “vittima” designata). Ricorda ancora un nikyo ricevuto da Chiba e chiuso sul pollice, con conseguente trauma da stiramento del muscolo e del nervo che non gli ha permesso di estendere il pollice per anni…

Di O-sensei ricorda la potenza e la perfezione tecnica in ogni momento dell’esecuzione. Dice: “Se si potesse filmare una tecnica di O-sensei e suddividerla in fotogrammi, ognuna di queste immagini sarebbe perfetta!”

Ancora ricorda che, ai suoi occhi di teen-ager, O-sensei appariva come un vecchietto un po’ “fuori di testa”, tanto era il divario generazionale che li separava. Riporta uno dei primi colloqui con O-sensei:

O-sensei: Da dove vieni?
Kawamukai: Da Osaka, Sensei.
O-sensei: Ah… E cosa fa Tanaka?
Kawamukai: Veramente… non saprei, Sensei.
O-sensei: Bene, allora quando lo vedi devi dirgli che faccia…..

Il Maestro Kawamukai non ricorda esattamente come era finita quella conversazione, ma la sua impressione fu quella scritta sopra.

Poi il Maestro parla di come abbia lasciato il Giappone per motivi di lavoro (ricordiamo che il Maestro ha una fabbrica di lenti, la Soleko, a sud di Roma) e si sia recato negli Stati Uniti prima ed in Italia poi.

Del periodo negli States ricorda di essere stato tra i fondatori dell’Aikikai dell’Illinois, a Chicago (“Mi presentarono un sacco di carte ed io firmai senza neanche sapere cosa c’era scritto!”) e dell’Aikikai di New-York (“C’era un giapponese che si spacciava per grande maestro di Aikido, ma appena arrivai io sparì improvvisamente!”). La cosa interessante (e che non si sapeva) è che il fondatore dell’Aikikai di New-York è considerato il Maestro Yoshimitsu Yamada, nel 1964, ma la verità è che l’associazione esisteva già dall’anno prima e Yamada Sensei fu introdotto lì da Kawamukai stesso!

Si ripercorrono poi le vicende italiane… il suo incontro casuale a Roma con il suo Maestro (Kobayashi), l’arrivo del Maestro Hiroshi Tada (su richiesta scritta al Doshu, proprio del Maestro!) e la costituzione dell’Aikikai d’Italia, grazie al contributo di un giovane avvocato, allievo del Maestro Tada, che presentò poi un’inaspettata quanto salata parcella…

L’associazione nacque anche in contrapposizione ad un gruppo già costituito in Versiglia ad opera del Maestro Francesco Romani, che però era un gruppo sportivo riconosciuto dal CONI, da qui l’esigenza di un’associazione “culturale” ed “Ente Morale”, l’Aikikai d’Italia appunto.

Poi il suo allontanamento dall'Aikikai per "divergenze" con Tada, che comunque descrive come un personaggio tecnicamente inarrivabile, uno che all'Aikido "ci crede veramente".

Le prime lezioni di Aikido a Torino (gruppo storico del quale ricorda Filippini, Oscari, Aviotti ed altri ancora) ed a Milano.

La prima volta che arrivò il Maestro Kobayashi ad insegnare Aikido in Italia, nel luglio del 1972. Il figlio di Kawamukai era nato da pochi giorni e fu proprio Kobayashi, già esperto, ad insegnarli come fare il bagnetto al bebè!

Quel primo incontro originò da una telefonata di Kobayashi: “Vengo a farti visita, vedi se puoi organizzare uno stage di Aikido!”

Preso alla sprovvista il Maestro si rivolse a Giovanni Filippini che si occupò dell’organizzazione e fu così l’inizio di una grande collaborazione e di una scuola italiana della quale oggi tutti hanno conoscenza.

A proposito di Filippini si dice molto dispiaciuto di non aver potuto partecipare allo stage dei suoi 80 anni. Avrebbe incontrare ancora molto volentieri il suo vecchio allievo, nonostante alcuni “contrasti” sui quali glissa abilmente.

Il maestro Kawamukai parla anche di molti praticanti italiani che hanno mosso con lui i primi passi nell’Aikido e che ora sono “grandi Maestri”, ma lo evitano un po’, forse perché (dice lui) sa troppe “verità” e aneddoti… non troppo edificanti! Qui però il Maestro dimostra una grande signorilità e non fa nomi specifici, né racconta nulla di più.

Gli chiedo se ha conosciuto il Maestro Saito e lui racconta di averlo conosciuto in Italia, di ricordarlo sempre come una persona molto seria e di come sua moglie (di Kawamukai) riusciva sempre a mettere allegria a Saito Sensei in ogni occasione. Parla di Corallini e di alcuni suoi allievi che ha conosciuto in quelle occasioni.

Di Koichi Tohei Sensei dice un gran bene: grande uomo, grande maestro sebbene tecnicamente non sia paragonabile con O-sensei. Ci suscita un po' d’imbarazzo perché non sappiamo esattamente se questo grande Maestro è ancora vivo o meno. A lui non risulta che sia ancora morto, a noi sembra il contrario... Ci dice che parlava il mese scorso con Tamura Sensei e nemmeno a lui risultava un fatto del genere.

Sull'attuale Doshu: "Troppo giovane per avere il rispetto dovuto alla carica che ricopre.”

Sull'ambasciatore giapponese in Italia: "Viene mandato dall'Imperatore sempre un diplomatico a fine carriera, perché l'Italia è un paese tranquillo, dove si mangia bene... poco importante per il governo giapponese."

Sugli esami dove era in Commissione: "Ho cercato di evitare bocciature se non per casi veramente eclatanti. Ho sempre lasciato che il candidato ripetesse più volte una tecnica, fino ad avvicinarsi ad una forma "passabile" per poter continuare l'esame."

Tra una chiacchiera, un bicchiere di vino e le varie portate a base di pesce adriatico, la serata scorre piacevolmente. Anche il Maestro fa delle domande e chiede dell’evoluzione dell’Aikido nella nostra città e regione. Cerchiamo di comporre una storia a più voci tra i presenti e definiamo l’inizio “ufficiale” dell’Aikido a Trieste nel 1972, ad opera di Dario Bezzi, un allievo del Maestro Filippini (del quale il sottoscritto fu il primo allievo), poi un periodo di “buco” ed infine la rinascita definitiva, nel 1983, ad opera di Giorgio Del Puppo, sempre di scuola Filippini/Kobayashi, fino ai giorni nostri con i vari Dojo di Iwama-ryu ed il Dojo che segue il filone Yamada/Tamura/Benedetti e che ha invitato, per l’occasione, il Maestro Kawamukai.

Il Maestro ha detto anche che a lui… non piace molto insegnare, ma preferisce praticare, senza troppo impegno. La sua attività principale è la fabbrica che dirige, il suo tempo cerca di dedicarlo alla famiglia, e l'Aikido è solo una cosa bella della quale è..."schiavo" da e per tutta la vita, dice ridendo. Ogni volta che lo invitano per uno stage si fa un po' pregare, ma alla fine accetta per buona educazione, giurando che è l'ultimo che farà... noi però speriamo che ogni volta... infranga questo giuramento!

Divertente il suo pensiero su Stanley Pranin: "Una volta mi ha chiesto un'intervista, ma non lo conoscevo, gli ho chiesto chi fosse, se praticava l'Aikido, ed alla fine non se ne è fatto niente."

Degli italiani "che vorrebbero fare o essere come i Samurai" pensa che realmente queste persone abbiano capito poco o niente della vera cultura dei Bushi e che questa è improponibile ai giorni nostri e nel contesto occidentale.

Un’ultima cosa. Quanti anni abbia veramente il Maestro non si sa, né l'abbiamo chiesto. Pranin afferma che è nato nel 1939, ma dai suoi racconti, matematica alla mano, sembra che la data sia posteriore di almeno uno o due anni, se non addirittura di più! Certo è che non ha un capello bianco e si muove, parla e pensa come un "giovanotto"! Veramente complimenti a lui!

Ci alziamo ed andiamo ad una degustazione di grappe locali, prima di andare a dormire. Il Maestro ci dice che una volta non apprezzava la grappa, ma poi aveva sentito che ai giapponesi invece piaceva, perciò si era lasciato tentare dall’assaggio ed adesso ne è anche lui un estimatore! Chiediamo se preferisce quella al miele o quella al ginepro. Risponde: “Due mani… due bicchieri!” …Poi però si trova spazio anche per la “domacia”, fortissima e digestiva!

Sotto la pioggia, gli ultimi saluti. Lo accompagno alla macchina e gli apro la portiera… sarà l’effetto della grappa, ma gliela apro… sulla spalla! Ridiamo assieme. Buonanotte Sensei, a domani! “Oyasumi nasai, jamata ashita!”

Mi accorgo che abbiamo fatto l'una! Mai però una serata è volata così piacevolmente. Forse nel racconto ho dimenticato qualcosa... se mi ritornerà in mente scriverò ancora.

A tutti aiki saluti!

Michele Marolla


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